IRENA SENDLER SALVATRICE DEI BAMBINI EBREI DEL GHETTO DI VARSAVIA

 

 

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       IRENA SENDLER DA GIOVANE                                           IRENA SENDLER COM’ERA  PRIMA DI MORIRE

 

Vogliamo ricordare Irena Sendler (1910-2008), una vecchietta di 98 anni che pur avendo compiuto in vita atti di vero eroismo e, per questo, essere stata orribilmente pestata e torturata, non compare sui nostri libri di storia. Durante la II Guerra Mondiale, questa signora di origini tedesche lavorava come manovale addetta alle pulizie delle fogne nel ghetto ebraico di Varsavia.  Potendo entrare e uscire abbastanza liberamente dal ghetto, dato che non era ebrea, riuscì a mettere in salvo circa 2.500 bimbi ebrei, che nascondeva nel camioncino che le era stato fornito per il suo lavoro. Con il suo cane, che aveva addestrato ad abbaiare quando vedeva delle divise naziste ella riuscì a entrare e uscire senza essere controllata, in quanto i miliziani non volevano avere a che fare con un cane i cui latrati spesso andavano a coprire le voci dei bimbi che, spesso ignari, venivano tolti dalla loro famiglia dentro al ghetto e portati in salvo fuori. Alla fine i nazisti la scoprirono e la picchiarono selvaggiamente sino a romperle le gambe e le braccia. Irene registrò meticolosamente il nome di tutti i bimbi salvati in un registro che aveva sepolto in un barattolo di vetro sotto un albero del suo giardino di casa, in modo che i nazisti non ne venissero in possesso. A guerra finita tentò di far recuperare i bambini alle loro famiglie, ma ciò fu quasi impossibile, perché quasi tutti i genitori erano stati deportati e uccisi nei lager nazisti. Molti di quei bimbi salvati furono in seguito adottati da famiglie accoglienti. Nel 2007 Irena Sendler fu proposta per ricevere il Premio Nobel per la Pace, ma fu esclusa. Ancora una volta questo premio internazionale si è rivelato essere una farsa grottesca in mano alla borghesia imperialista che domina il nostro pianeta, che premia solo membri della casta politica dominante, personaggi come Kissinger oppure Obama, che in realtà hanno promosso guerre o atti di guerra e non possono proprio definirsi campioni per la pace nel mondo. Ancora una volta il premio Nobel è andato a politici guerrafondai e non a cittadini che si sono prodigati, anche a scapito della propria vita, a salvare vite umane.

Circolo Culturale Proletario di Genova